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Novembre mese del Diabete

Novembre mese del Diabete

Diabete Per evitare gravi conseguenze che possono andare dalla cecità all'insufficienz...

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Alimentazione per Diabetici

Alimentazione per Diabetici

Carboidrati: risposta post-prandiale dipende da indice e carico glicemici

Lo sostiene un panel internazionale di esperti che ha stilato un documento di consenso per promuovere la diffusione di informazioni circa l’importanza della qualità e quantità di carboidrati ne...

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Nuovi dosaggi di Melatonina

Nuovi dosaggi di Melatonina

Il Ministero della salute, Direzione generale per l'igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione, ha rivalutato gli apporti ammessi di melatonina negli integartori alimentari. Gli integratori e quindi i loro costituenti hanno valenza "fisiologica" e non   &quo...

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Novembre mese del Diabete

Diabete
Per evitare gravi conseguenze che possono andare dalla cecità all'insufficienza renale e all'infarto, è importante mantenere il livello di glucosio nel sangue entro i limiti normali.
 

VITA AMARA SE C’È TROPPO ZUCCHERO

Al termine di un pranzo abbondante o durante un digiuno di diverse ore, così come in condizioni di riposo o sotto un intenso sforzo fisico o intellettivo, la composizione del sangue si mantiene pressoché costante, e in particolare rimane stabile la concentrazione di glucosio, uno zucchero che organi e apparati utilizzano per ricavare l’energia necessaria alle loro funzioni. Tra i numerosi ormoni che intervengono a regolare la quantità di glucosio nel sangue (glicemia), il più importante è l’insulina, una proteina prodotta nel pancreas che da un lato favorisce l’utilizzazione di questa sostanza nei tessuti, dall’altro facilita il suo immagazzinamento sotto forma diglicogeno, un composto che risulta dalla concatenazione di molte molecole di glucosio. In questo modo l’insulina ha l’effetto di ridurre la glicemia, ed è l’unico ormone a far questo: tutti gli altri tendono ad aumentarla.

Quando qualcosa non funziona a dovere in questo delicato meccanismo, e la glicemia si alza, si crea uno stato di malattia - il diabete - che costituisce la più diffusa patologia cronica: in Italia e colpisce quasi il 5% della popolazione.
 

I VARI TIPI DI DIABETE

Esistono due forme principali di diabete, cui se ne aggiungono altre di minore incidenza.

Diabete tipo 1
Riguarda circa il 10% dei diabetici e in genere insorge nell’infanzia o nell’adolescenza. In questa forma della malattia il pancreas non secerne insulina a causa della distruzione delle cellule che producono l’ormone: è quindi necessario che questo venga iniettato ogni giorno per tutta la vita. L’insorgenza della malattia può avvenire rapidamente in alcune persone - solitamente i bambini e gli adolescenti - e più lentamente in altre.
La causa del diabete tipo 1 è sconosciuta, ma caratteristica è la presenza nel sangue di anticorpi contro le cellule che producono insulina. Questo danno indotto dal sistema immunitario potrebbe essere legato a fattori ambientali e comportamentali (tra i quali la dieta) oppure a fattori genetici, che creano una predisposizione dell’organismo a reagire - in corso di una risposta del sistema immunitario a comuni agenti infettivi, tra cui il virus della malattia comunemente nota come ‘orecchioni’ - anche verso le cellule del pancreas produttrici di insulina.
L’esordio è acuto, spesso in relazione a un episodio febbrile, con sete, aumentata quantità di urine, sensazione di stanchezza, perdita di peso, pelle secca, aumentata frequenza di infezioni.

Diabete tipo 2
È la forma che costituisce circa il 90% dei casi di questa malattia. La causa è ancora ignota, anche se è certo che il pancreas è in grado di produrre insulina, ma le cellule dell’organismo non riescono poi a utilizzarla. Numerosi fattori di rischio sono associati alla sua insorgenza, tra cui:

  • età oltre i 40 anni,
  • familiarità per diabete,
  • scarso esercizio fisico,
  • sovrappeso,
  • appartenenza ad alcune etnie, come gli indigeni americani o australiani e gli indiani.

Il diabete tipo 2 in genere non viene diagnosticato per molti anni, in quanto l’iperglicemia si sviluppa gradualmente e inizialmente non dà i classici sintomi del diabete tipo 1.
E’ possibile una prevenzione con uno stile di vita adeguato, comprendente aspetti nutrizionali ed esercizio fisico.

Diabete gestazionale
Un rialzo del livello di glucosio circolante si riscontra nel 4% circa delle gravidanze, rendendo necessari controlli frequenti sia per la mamma sia per il feto, il quale potrebbe sviluppare malformazioni, raggiungere un elevato peso, essere soggetto dopo la nascita a un alto rischio di mortalità.
Il diabete, nelle sue varie forme, può determinare complicanze acute o croniche, alcune delle quali particolarmente gravi: la malattia è la prima causa di cecità nei paesi occidentali, e la prima causa di amputazione non dovuta a incidenti; il rischio di malattie cardiovascolari è da 2 a 4 volte più alto nelle persone con diabete che nel resto della popolazione.

LA DIAGNOSI

Si diagnostica il diabete quando sono presenti:

  • sintomi come sete, bisogno di urinare spesso, perdita di peso inspiegabile, associati a un valore di glicemia casuale, cioè indipendentemente dal momento della giornata, di 200 mg/dl;

oppure

  • glicemia a digiuno oltre 126 mg/dl;

oppure

  • glicemia di 200 mg/dl dopo assunzione di 75 grammi di glucosio.

Esistono, inoltre, situazioni cliniche in cui la glicemia non supera i livelli stabiliti per la definizione di diabete, ma che non costituiscono una condizione di normalità. In questi casi si parla dialterata glicemia a digiuno se i valori di questo parametro sono compresi tra 100 e 125 mg/dl e di alterata tolleranza al glucosio quando la glicemia due ore dopo l’assunzione di questo zucchero è compresa tra 140 e 200 mg/dl. Si tratta di situazioni cosiddette di pre-diabete, che indicano un elevato rischio di sviluppare questa malattia anche se non rappresentano una situazione patologica. Spesso sono associati a sovrappeso, alterazioni dei livelli di grassi nel sangue e/o ipertensione, e si accompagnano a un maggior rischio di eventi cardiovascolari.

PREVENIRE E CURARE

Attualmente non si può prevenire il diabete tipo 1, perché non se ne conosce del tutto la causa. Ma si può essere molto attenti a riconoscerne immediatamente i sintomi per evitare di arrivare alla diagnosi in uno stato molto grave.
Una volta diagnosticato il diabete, si può mantenere un livello corretto di zucchero nel sangue con una giusta terapia basata sulla somministrazione di insulina, alimentazione povera di zuccheri, attività fisica che consumi il glucosio.
Si può invece prevenire il diabete tipo 2: mantenere un peso corretto, fare attività fisica, mangiare alimenti vari e salutari, evitare di assumere grandi quantità di cibo in una sola volta aiuta a ritardare di molti anni la comparsa della malattia, se si è predisposti geneticamente. Se il diabete si è già sviluppato, è fondamentale non solo seguire la terapia prescritta dal medico, ma pure praticare esercizio fisico - moderato per almeno 150 minuti a settimana o più intenso per 90 minuti a settimana - e seguire un’alimentazione corretta, che includa carboidrati provenienti da frutta, vegetali, grano, legumi e latte scremato ma non il saccarosio (zucchero di cucina), sostituibile con dolcificanti. Limitare l’apporto di grassi, in particolare quelli saturi e il colesterolo.
 

Le temibili complicanze del diabete

ACUTE

Chetoacidosi
Tipica del diabete tipo 1, si presenta con tendenza a bere e urinare spesso, dolori addominali, vomito, nausea, respiro frequente, cute calda o secca, battito veloce del cuore, disidratazione fino al coma.

Iperglicemia non chetoacidosica
Si presenta nel diabete tipo 2, specie negli anziani, con disidratazione grave, glicemia molto elevata, alterazione del grado di consapevolezza, elevata concentrazione di sodio nel sangue. Può portare fino al coma.

Ipoglicemia
Glicemia inferiore ai valori normali (spesso effetto indesiderato della terapia), i cui sintomi sono: sudorazione, tremore, palpitazioni, fame, salivazione alterata, cefalea, vertigini, debolezza generalizzata, formicolii, diminuzione della coordinazione motoria, irritabilità o aggressività, confusione, convulsioni, coma.
 

CRONICHE (frequenti soprattutto nel diabete di tipo 2)

Retinopatia, glaucoma, cataratta
Gran parte dei diabetici presenta, entro dieci anni dall'insorgere della malattia, segni di retinopatia, una lesione dei vasi sanguigni nel fondo dell'occhio, responsabile in alcuni casi della perdita o di una grave riduzione della vista. Frequenti poi nei diabetici glaucoma e cataratta.

Nefropatia
E’ una riduzione progressiva della capacità del rene di filtrare il sangue. Se non trattata, nei casi più gravi può degenerare nell'insufficienza renale al punto da richiedere la dialisi e il trapianto del rene.

Neuropatia, piede diabetico
E’ una malattia del sistema nervoso che colpisce almeno il 30% dei diabetici e si presenta con intorpidimento e formicolio agli arti, crampi, diminuita sensibilità e comparsa di ulcerazioni alla pianta dei piedi. Può degenerare nel piede diabetico, con lesioni non solo nervose ma anche vascolari che possono provocare gravi deformazioni ossee e ulcerazioni. Se queste si infettano e si crea la cancrena, è necessaria l’amputazione.
Altre complicanze del sistema nervoso consistono in disturbi intestinali (diarrea), vescicali (incontinenza urinaria) e sessuali (impotenza).

Infarto e ictus
Alti e persistenti livelli di glucosio nel sangue assieme ad alterate quantità di grassi in circolo e all’ipertensione accelerano l’ispessimento e l’indurimento delle arterie causando coronaropatia, infarto e ictus.

 

Emoglobina glicata un esame prezioso

Il diabete è legato a un’alterazione della glicemia e quindi il controllo costante di questo parametro è ovviamente utilissimo. Tuttavia, per verificare nel tempo l’efficacia della terapia, occorre eseguire regolarmente anche il controllo dell’emoglobina glicata, vale a dire della percentuale di emoglobina (la proteina che nel sangue trasporta l’ossigeno) legata al glucosio: questa quota diviene infatti più elevata in presenza di alti livelli di glicemia, come avviene appunto nel diabete non ben compensato.
Una persona sana ha valori di emoglobina glicata compresi tra il 4 e il 6%. Una persona con il diabete ha invece l’emoglobina glicata superiore alla norma e tende ad avere livelli più elevati se la patologia non è adeguatamente controllata. E’ invece importante il mantenimento dei valori di emoglobina glicata a un livello pari o inferiore al 6,5-7%.
L’emoglobina glicata è molto più affidabile e precisa della semplice glicemia perché permette di avere un quadro completo - e non solamente occasionale - dei comportamenti della glicemia nei 3-4 mesi precedenti al test. Il suo valore esprime dunque l’andamento medio della glicemia e consente un controllo di questo parametro nel medio termine. In altre parole, grazie al controllo regolare dell’emoglobina glicata si può ottenere il buon controllo del diabete, necessario per ridurre in maniera significativa le complicanze della malattia.
La misurazione dell’emoglobina glicata ha dunque un valore aggiunto rispetto alla rilevazione di altri parametri e alla stessa glicemia a digiuno, che non permette di controllare il diabete nel corso della giornata.
L’emoglobina glicata si misura ogni 4 mesi. Si dosa con un prelievo di sangue venoso, che può essere eseguito in qualsiasi momento della giornata. L’assunzione del cibo non modifica infatti i risultati del test.
 

Per saperne di più
Numero verde dell’Associazione italiana diabetici
800 820 082
(attivo sabato e domenica ore 9-13 e 14-18)
 

Alimentazione per Diabetici

Carboidrati: risposta post-prandiale dipende da indice e carico glicemici

Lo sostiene un panel internazionale di esperti che ha stilato un documento di consenso per promuovere la diffusione di informazioni circa l’importanza della qualità e quantità di carboidrati nel contesto di una dieta equilibrata e stili di vita corretti.

La risposta glicemica post-prandiale (Ppg, post-prandial glycemia), cioè l’andamento dei livelli di glucosio e insulina nel sangue, è innescata dai carboidrati disponibili in un alimento o un pasto, dopo il consumo. La Ppg si differenzia da persona a persona, in funzione anche dello stile di vita: controllarla può avere benefici effetti sulla salute. I due indici che bene descrivono le proprietà fisiologiche degli alimenti ricchi in carboidrati sono l’indice glicemico (glycemic index, Gi) e il carico glicemico (glycemic load, Gl). L’indice glicemico è un valore, su una scala da 0 a 100, che classifica i carboidrati sulla base della loro tendenza ad innalzare la concentrazione di zuccheri nel sangue dopo il consumo: alimenti con un alto Gi (>70) provocano un rapido incremento della glicemia; alimenti a basso Gi (<55) determinano incrementi graduali. Il carico glicemico invece, mette in relazione la qualità dei carboidrati disponibili (Gi) con la quantità nella porzione media o nella ricetta. Dal 1999, il Who (World health organisation) e la Fao (Food and agricultureorganisation) raccomandano per i paesi industrializzati il consumo di alimenti a basso indice glicemico, per prevenire alcune fra le malattie più comuni. Ci sono oggi convincenti evidenze, che la riduzione della risposta glicemica abbia un effetto fisiologico benefico: perché limita il rischio di coronaropatie; migliora il controllo glicemico nel diabete di tipo 1 e 2 e riduce il rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2 per le persone sovrappeso e con uno stile di vita sedentario; aiuta la gestione del peso e riduce la massa grassa. Il valore di questi indici è ben noto presso la comunità scientifica, concorde nel raccomandare il consumo di alimenti a basso Gi. In Italia non si sono ancora elaborati riferimenti specifici, a differenza di Australia e Nuova Zelanda, sebbene si faccia un accenno proprio nell’ultima revisione dei Larn, i livelli di assunzione raccomandata per la popolazione italiana (Sinu, 2012). Questo perché, per il consumatore, i concetti in gioco non sono di facile applicazione nell’ambito della dieta giornaliera. Il valore di Gi di un alimento può variare in funzione delle modalità di preparazione o anche della composizione del pasto. In linea generale, si può tenere sotto controllo la risposta glicemica scegliendo di consumare carboidrati a lenta digestione e lento assorbimento (basso Gi). Molti degli alimenti con basso Gi sono quelli della tradizione mediterranea: lenticchie, ceci, pasta, orzo e fagioli. La cottura è un parametro pratico che può avere grande influenza: cereali come pasta e riso cotti “al dente” presentano un minor Gi rispetto agli stessi, cotti più a lungo: cotture prolungate in acqua modificano l’amido al punto da renderlo più facilmente attaccabile dagli enzimi digestivi; questo viene assorbito velocemente, provocando un più alto picco glicemico post-prandiale. Per conoscere l’indice glicemico degli alimenti è necessario oggi ricercarlo in manuali e banche dati digitali (la più accreditata è quella redatta dall’università australiana di Sidney).  Eccone qualche esempio:

Alimento

GI*

Glucosio

100

Patate (quasi tutte)

77

Pane bianco

70

Saccarosio

65

Pizza

57

Pasta al dente

45

Mela

40

Legumi

35

Pomodori

9

*Riferito a soluzione glucosata = 100
Esempi di alimenti comuni ad alto/medio/basso GI (da Nfi) 



Francesca De Vecchi - specialista in scienze dell’alimentazione

 

Nuovi dosaggi di Melatonina

Il Ministero della salute, Direzione generale per l'igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione, ha rivalutato gli apporti ammessi di melatonina negli integartori alimentari. Gli integratori e quindi i loro costituenti hanno valenza "fisiologica" e non   " terapeutica" in quanto sono finalizzati a contribuire al normale svolgimento delle funzioni dell'organismo. Per la melatonina sono consentiti solo due dosaggi :

"contribuire ad alleviare l'effetto del jet lag" : effetto che si ottiene con 0,5mg di sostanza

"contribuire alla riduzione del tempo richiesto per prendere sonno" | effetto che si ottiene con 1mg di sostanza

Per tale motivo tutti gli integratori a base di Melatonina , dal 1 Ottobre, non potranno più contenere dosaggi superiori a quelli elencati.