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Digestione difficile ?

Digestione difficile ?

MAI PIU' CATTIVA (DIGESTIONE) Stanchezza, gonfiore, digestione lenta? Sono molti i fastidi legati alla cattiva digestione. Scopri come risolverli con i nostri consigli.

​I problemi più comuni legati alla cattiva digestione sono la fermentazione e i disturbi intestin...

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AMIDO : alimento prezioso

AMIDO : alimento prezioso

Amido resistente: una fonte di fibra alimentare da non trascurare

L’amido è la principale fonte di carboidrati della dieta. Una parte significativa di quello contenuto in molti ingredienti e alimenti preparati, detta amido resistente, non viene digerita dall’organismo...

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Novembre mese del Diabete

Novembre mese del Diabete

Diabete Per evitare gravi conseguenze che possono andare dalla cecità all'insufficienz...

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Digestione difficile ?

Stanchezza, gonfiore, digestione lenta? Sono molti i fastidi legati alla cattiva digestione. Scopri come risolverli con i nostri consigli.

​I problemi più comuni legati alla cattiva digestione sono la fermentazione e i disturbi intestinali (meteorismo, diarrea o stitichezza), il malassorbimento dei nutrienti (causa di stanchezza e anemia) e intolleranze alimentari dovute al deposito nell’intestino di sostanze alimentari che normalmente non dovrebbero trovarsi in quella sede.
Questi problemi, come anche gli squilibri dei batteri intestinali, possono causare infiammazioni, alterare la sensibilità insulinica e creare accumuli adiposi che favoriscono l’ingrassamento.

Se vuoi evitare tutto questo, leggi le nostre “regole d’oro” per migliorare la digestione.

MASTICA BENEDigerisci bene

La prima digestione avviene in bocca: il cibo sminuzzato è più digeribile e i suoi contenuti nutritivi sono più facilmente assimilabili. Inoltre, masticando a lungo avvertirai prima il senso di sazietà: un piccolo trucco per mangiare meno e non ingrassare. Quindi gustati ogni boccone. 

AIUTA GLI ENZIMI

Gli enzimi contenuti nei succhi gastrici, pancreatici e biliari trasformano il cibo in sostanze semplicifacilmente digeribili: la digestione si completa e si evitano fenomeni di ipersensibilità al cibo.
Se vuoi facilitare il lavoro degli enzimi, segui una dieta sana ed equilibrata e mangia ogni giorno frutta (ananas, fragole, banane, kiwi, ecc.) e verdura (broccoli, carote, lattuga, ecc.).

INTEGRA LA DIETA

Se la dieta non basta, usa integratori alimentari costituiti da enzimi: ti aiuteranno a facilitare la digestione o la scomposizione di carboidrati, proteine, grassi e persino delle fibre. Potrai così risolvere problemi come il meteorismo e il senso di gonfiore addominale, normalizzare il transito delle feci e curare alcune intolleranze alimentari, grazie alla riduzione della presenza intestinale di sostanze allergizzanti, finalmente digerite.
Rivolgiti sempre al tuo Farmacista per la scelta dell’integratore o per saperne di più sulla dieta da seguire. Dopo un breve colloquio lui saprà consigliarti il prodotto enzimatico più adatto alle tue esigenze e indicarti il dosaggio corretto e la durata del trattamento per intervenire su tutti i problemi legati alla digestione e non solo.

ANTIACIDI: NON ESAGERARE

Utilizzi abitualmente antiacidi e protettori gastrici? Attenzione: se li usi in assenza di reali malattie dello stomaco, aumenti il rischio di sviluppare allergie o intolleranze alimentari.
L’acidità gastrica, infatti, ha un’importante funzione di barriera nei confronti delle sostanze alimentari: l’azione combinata di acidità ed enzimi trasforma le proteine allergizzanti presenti in ogni cibo in sostanze innocue.


NELLE NOSTRE FARMACIE PUOI CHIEDERE UN CONSIGLIO PERSONALIZZATO PER IL TUO BENESSERE E TROVARE IL PRODOTTO SPECIFICO PER MIGLIORARE LA DIGESTIONE DEL LATTOSIO E CONTRASTARE I PROCESSI FERMENTATIVI:

ENZITASI

AMIDO : alimento prezioso

Amido resistente: una fonte di fibra alimentare da non trascurare

L’amido è la principale fonte di carboidrati della dieta. Una parte significativa di quello contenuto in molti ingredienti e alimenti preparati, detta amido resistente, non viene digerita dall’organismo umano, comportandosi come una fibra solubile e favorendo il benessere intestinale, il controllo del peso e la risposta glicemica.

Per le piante, l’amido rappresenta una riserva di energia. Ogni molecola d’amido è formata da una parte meno digeribile detta amilosio (unità lineari di glucosio) e da amilopectina (catene di glucosio in forma ramificata, più suscettibili agli attacchi degli enzimi digestivi). Il 10-20% della frazione amidacea è però sotto forma di amido resistente (RS), ovvero una parte che resiste agli attacchi dell’amilasi pancreatica e, non venendo digerita, raggiunge intatta il colon, dove costituisce un substrato di fermentazione per la microflora enterica oltre ad  aumentare la massa fecale. Sono state classificate 4 tipologie di RS: RS1, ben protetto dalla struttura granulare, naturalmente contenuto in semi di cereali (avena, o frumento intero) non o parzialmente macinati e nei  legumi; RS2, contenuto in una particolare forma compatta di amilosio in banane verdi, patate non cotte o in una specifica varietà di mais; RS3, ovvero l’amido resistente derivante dalla retrogradazione, il processo in cui i globuli d’amido riscaldati in presenza di acqua si rigonfiano (gelatinizzano) e poi cristallizzano nuovamente in seguito a raffreddamento. La maggior parte degli alimenti che sono sottoposti ad un trattamento in presenza di calore e  acqua (pasta, pane, riso e patate) contengono amido retrogradato. Una quarta tipologia di RS, non presente in natura, è quella ottenuta per modificazione chimica dell’amido (trattamento con alcali o acidi), che lo rende indigeribile; viene utilizzato in alcune preparazioni alimentari industriali come addensante (in etichetta corrisponde alla voce “amido modificato”, numero E della serie 1400).

 

Proprietà funzionali

Uno studio del 1980 riportava un consumo medio di RS, in Italia, pari a 8,5 g/die. Oggi si parla di un consumo medio nella dieta occidentale pari al 10% di tutto l’amido. L’interesse  verso questa fonte di fibra alimentare è cresciuto negli anni in virtù delle sue proprietà funzionali tra cui la produzione, in seguito a fermentazione  da parte della microflora intestinale, di acido butirrico, un acido grasso a corta catena di particolare importanza per il benessere dell’epitelio del colon, poiché interviene a protezione dall’atrofia della mucosa o rallentando la proliferazione di cellule tumorali. Inoltre l’amido resistente abbassa l’incremento dei livelli di glucosio nel sangue dopo i pasti e aumenta il senso di sazietà, favorendo il controllo del peso.

 

Cottura e tecniche di lavorazione degli ingredienti

La quantità di RS di un alimento può quindi variare in funzione  della tipologia del vegetale e del contenuto in amilosio (alcune varietà di riso, dopo ebollizione, presentano quantità di RS diverse). Possono incidere anche le modalità di cottura dell’alimento (la cottura a pressione per esempio aumenta la quantità di RS) o la contemporanea presenza, in fase di preparazione, di altri nutrienti (in presenza di proteine si forma meno RS). In generale i cereali hanno il contenuto minore di RS, le patate un livello intermedio e i legumi, tipo fagioli e piselli, la quantità maggiore (fra questi è maggiori nei prodotti in scatola, rispetto a quelli congelati, perché vengono pastorizzati).

 

Sajilata MG et al. Resistant Starch— A Review. Comprehensive Reviews in Food Science and Food Safety. 2006  5 (1): 1–17

Brighenti et al. Resistant starch in the Italian diet. British Journal of Nutrition. 1998 80: 333-341

Asp NG et al. Nutritional implications of resistant starch.  Nutrition Research Reviews, 1996 9, 1-31

 

Francesca De Vecchi - esperta in scienze dell’alimentazione

Novembre mese del Diabete

Diabete
Per evitare gravi conseguenze che possono andare dalla cecità all'insufficienza renale e all'infarto, è importante mantenere il livello di glucosio nel sangue entro i limiti normali.
 

VITA AMARA SE C’È TROPPO ZUCCHERO

Al termine di un pranzo abbondante o durante un digiuno di diverse ore, così come in condizioni di riposo o sotto un intenso sforzo fisico o intellettivo, la composizione del sangue si mantiene pressoché costante, e in particolare rimane stabile la concentrazione di glucosio, uno zucchero che organi e apparati utilizzano per ricavare l’energia necessaria alle loro funzioni. Tra i numerosi ormoni che intervengono a regolare la quantità di glucosio nel sangue (glicemia), il più importante è l’insulina, una proteina prodotta nel pancreas che da un lato favorisce l’utilizzazione di questa sostanza nei tessuti, dall’altro facilita il suo immagazzinamento sotto forma diglicogeno, un composto che risulta dalla concatenazione di molte molecole di glucosio. In questo modo l’insulina ha l’effetto di ridurre la glicemia, ed è l’unico ormone a far questo: tutti gli altri tendono ad aumentarla.

Quando qualcosa non funziona a dovere in questo delicato meccanismo, e la glicemia si alza, si crea uno stato di malattia - il diabete - che costituisce la più diffusa patologia cronica: in Italia e colpisce quasi il 5% della popolazione.
 

I VARI TIPI DI DIABETE

Esistono due forme principali di diabete, cui se ne aggiungono altre di minore incidenza.

Diabete tipo 1
Riguarda circa il 10% dei diabetici e in genere insorge nell’infanzia o nell’adolescenza. In questa forma della malattia il pancreas non secerne insulina a causa della distruzione delle cellule che producono l’ormone: è quindi necessario che questo venga iniettato ogni giorno per tutta la vita. L’insorgenza della malattia può avvenire rapidamente in alcune persone - solitamente i bambini e gli adolescenti - e più lentamente in altre.
La causa del diabete tipo 1 è sconosciuta, ma caratteristica è la presenza nel sangue di anticorpi contro le cellule che producono insulina. Questo danno indotto dal sistema immunitario potrebbe essere legato a fattori ambientali e comportamentali (tra i quali la dieta) oppure a fattori genetici, che creano una predisposizione dell’organismo a reagire - in corso di una risposta del sistema immunitario a comuni agenti infettivi, tra cui il virus della malattia comunemente nota come ‘orecchioni’ - anche verso le cellule del pancreas produttrici di insulina.
L’esordio è acuto, spesso in relazione a un episodio febbrile, con sete, aumentata quantità di urine, sensazione di stanchezza, perdita di peso, pelle secca, aumentata frequenza di infezioni.

Diabete tipo 2
È la forma che costituisce circa il 90% dei casi di questa malattia. La causa è ancora ignota, anche se è certo che il pancreas è in grado di produrre insulina, ma le cellule dell’organismo non riescono poi a utilizzarla. Numerosi fattori di rischio sono associati alla sua insorgenza, tra cui:

  • età oltre i 40 anni,
  • familiarità per diabete,
  • scarso esercizio fisico,
  • sovrappeso,
  • appartenenza ad alcune etnie, come gli indigeni americani o australiani e gli indiani.

Il diabete tipo 2 in genere non viene diagnosticato per molti anni, in quanto l’iperglicemia si sviluppa gradualmente e inizialmente non dà i classici sintomi del diabete tipo 1.
E’ possibile una prevenzione con uno stile di vita adeguato, comprendente aspetti nutrizionali ed esercizio fisico.

Diabete gestazionale
Un rialzo del livello di glucosio circolante si riscontra nel 4% circa delle gravidanze, rendendo necessari controlli frequenti sia per la mamma sia per il feto, il quale potrebbe sviluppare malformazioni, raggiungere un elevato peso, essere soggetto dopo la nascita a un alto rischio di mortalità.
Il diabete, nelle sue varie forme, può determinare complicanze acute o croniche, alcune delle quali particolarmente gravi: la malattia è la prima causa di cecità nei paesi occidentali, e la prima causa di amputazione non dovuta a incidenti; il rischio di malattie cardiovascolari è da 2 a 4 volte più alto nelle persone con diabete che nel resto della popolazione.

LA DIAGNOSI

Si diagnostica il diabete quando sono presenti:

  • sintomi come sete, bisogno di urinare spesso, perdita di peso inspiegabile, associati a un valore di glicemia casuale, cioè indipendentemente dal momento della giornata, di 200 mg/dl;

oppure

  • glicemia a digiuno oltre 126 mg/dl;

oppure

  • glicemia di 200 mg/dl dopo assunzione di 75 grammi di glucosio.

Esistono, inoltre, situazioni cliniche in cui la glicemia non supera i livelli stabiliti per la definizione di diabete, ma che non costituiscono una condizione di normalità. In questi casi si parla dialterata glicemia a digiuno se i valori di questo parametro sono compresi tra 100 e 125 mg/dl e di alterata tolleranza al glucosio quando la glicemia due ore dopo l’assunzione di questo zucchero è compresa tra 140 e 200 mg/dl. Si tratta di situazioni cosiddette di pre-diabete, che indicano un elevato rischio di sviluppare questa malattia anche se non rappresentano una situazione patologica. Spesso sono associati a sovrappeso, alterazioni dei livelli di grassi nel sangue e/o ipertensione, e si accompagnano a un maggior rischio di eventi cardiovascolari.

PREVENIRE E CURARE

Attualmente non si può prevenire il diabete tipo 1, perché non se ne conosce del tutto la causa. Ma si può essere molto attenti a riconoscerne immediatamente i sintomi per evitare di arrivare alla diagnosi in uno stato molto grave.
Una volta diagnosticato il diabete, si può mantenere un livello corretto di zucchero nel sangue con una giusta terapia basata sulla somministrazione di insulina, alimentazione povera di zuccheri, attività fisica che consumi il glucosio.
Si può invece prevenire il diabete tipo 2: mantenere un peso corretto, fare attività fisica, mangiare alimenti vari e salutari, evitare di assumere grandi quantità di cibo in una sola volta aiuta a ritardare di molti anni la comparsa della malattia, se si è predisposti geneticamente. Se il diabete si è già sviluppato, è fondamentale non solo seguire la terapia prescritta dal medico, ma pure praticare esercizio fisico - moderato per almeno 150 minuti a settimana o più intenso per 90 minuti a settimana - e seguire un’alimentazione corretta, che includa carboidrati provenienti da frutta, vegetali, grano, legumi e latte scremato ma non il saccarosio (zucchero di cucina), sostituibile con dolcificanti. Limitare l’apporto di grassi, in particolare quelli saturi e il colesterolo.
 

Le temibili complicanze del diabete

ACUTE

Chetoacidosi
Tipica del diabete tipo 1, si presenta con tendenza a bere e urinare spesso, dolori addominali, vomito, nausea, respiro frequente, cute calda o secca, battito veloce del cuore, disidratazione fino al coma.

Iperglicemia non chetoacidosica
Si presenta nel diabete tipo 2, specie negli anziani, con disidratazione grave, glicemia molto elevata, alterazione del grado di consapevolezza, elevata concentrazione di sodio nel sangue. Può portare fino al coma.

Ipoglicemia
Glicemia inferiore ai valori normali (spesso effetto indesiderato della terapia), i cui sintomi sono: sudorazione, tremore, palpitazioni, fame, salivazione alterata, cefalea, vertigini, debolezza generalizzata, formicolii, diminuzione della coordinazione motoria, irritabilità o aggressività, confusione, convulsioni, coma.
 

CRONICHE (frequenti soprattutto nel diabete di tipo 2)

Retinopatia, glaucoma, cataratta
Gran parte dei diabetici presenta, entro dieci anni dall'insorgere della malattia, segni di retinopatia, una lesione dei vasi sanguigni nel fondo dell'occhio, responsabile in alcuni casi della perdita o di una grave riduzione della vista. Frequenti poi nei diabetici glaucoma e cataratta.

Nefropatia
E’ una riduzione progressiva della capacità del rene di filtrare il sangue. Se non trattata, nei casi più gravi può degenerare nell'insufficienza renale al punto da richiedere la dialisi e il trapianto del rene.

Neuropatia, piede diabetico
E’ una malattia del sistema nervoso che colpisce almeno il 30% dei diabetici e si presenta con intorpidimento e formicolio agli arti, crampi, diminuita sensibilità e comparsa di ulcerazioni alla pianta dei piedi. Può degenerare nel piede diabetico, con lesioni non solo nervose ma anche vascolari che possono provocare gravi deformazioni ossee e ulcerazioni. Se queste si infettano e si crea la cancrena, è necessaria l’amputazione.
Altre complicanze del sistema nervoso consistono in disturbi intestinali (diarrea), vescicali (incontinenza urinaria) e sessuali (impotenza).

Infarto e ictus
Alti e persistenti livelli di glucosio nel sangue assieme ad alterate quantità di grassi in circolo e all’ipertensione accelerano l’ispessimento e l’indurimento delle arterie causando coronaropatia, infarto e ictus.

 

Emoglobina glicata un esame prezioso

Il diabete è legato a un’alterazione della glicemia e quindi il controllo costante di questo parametro è ovviamente utilissimo. Tuttavia, per verificare nel tempo l’efficacia della terapia, occorre eseguire regolarmente anche il controllo dell’emoglobina glicata, vale a dire della percentuale di emoglobina (la proteina che nel sangue trasporta l’ossigeno) legata al glucosio: questa quota diviene infatti più elevata in presenza di alti livelli di glicemia, come avviene appunto nel diabete non ben compensato.
Una persona sana ha valori di emoglobina glicata compresi tra il 4 e il 6%. Una persona con il diabete ha invece l’emoglobina glicata superiore alla norma e tende ad avere livelli più elevati se la patologia non è adeguatamente controllata. E’ invece importante il mantenimento dei valori di emoglobina glicata a un livello pari o inferiore al 6,5-7%.
L’emoglobina glicata è molto più affidabile e precisa della semplice glicemia perché permette di avere un quadro completo - e non solamente occasionale - dei comportamenti della glicemia nei 3-4 mesi precedenti al test. Il suo valore esprime dunque l’andamento medio della glicemia e consente un controllo di questo parametro nel medio termine. In altre parole, grazie al controllo regolare dell’emoglobina glicata si può ottenere il buon controllo del diabete, necessario per ridurre in maniera significativa le complicanze della malattia.
La misurazione dell’emoglobina glicata ha dunque un valore aggiunto rispetto alla rilevazione di altri parametri e alla stessa glicemia a digiuno, che non permette di controllare il diabete nel corso della giornata.
L’emoglobina glicata si misura ogni 4 mesi. Si dosa con un prelievo di sangue venoso, che può essere eseguito in qualsiasi momento della giornata. L’assunzione del cibo non modifica infatti i risultati del test.
 

Per saperne di più
Numero verde dell’Associazione italiana diabetici
800 820 082
(attivo sabato e domenica ore 9-13 e 14-18)